Subject: Re: teoria economica dell'aumento della produzione[intervista al prof. Scognamiglio] Date: Fri, 01 Aug 2008 14:34:01 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.cultura.filosofia,it.politica,it.media.tv shellenberg wrote: > Siamo daccordo sul libero mercato, ma sei altrettanto daccordo sul > fatto che > esiste una variabile incontrollabile della natura umana che spinge le > persone ad acquistare/desiderare anche cio > di cui non ha un realte bisogno? > E che la spasmodica rincorsa all'appagamento di questo bisogno, che il > libero mercato asseconda ed incentiva,ha conseguenze > incalcolabili sia dal punto di vista psicologico che pratico sulla > società e sugli individui? > Quindi come uscirne? Necssita uno studio di decriptazione dei messaggio dei media. Dovrebbe essere insegnato fin dalle elementari. Ti incollo un articolo (che non ho ancora finito) che ne parla: ++ cit on ++ Si sottovaluta -spesso- il fatto che gli umani abbiano elaborato un linguaggio diverso dalle altre specie viventi. In cosa è diverso tale linguaggio? E' diverso per il fatto che -il linguaggio umano- non è solo il grido della scimmia (o di un bambino) che vede il leopardo e (per la sua paura) -> allora -> indirettamente -> è un avvertimento per gli altri che abbiano da temere da un leopardo .. E' una articolazione -per esempio nel linguaggio verbalizzato- talmente articolata di fonemi (ossia di suoni elementari che sono diversi però tra le varie culture nella loro casistica) da poter essere "composti" a "significare" in strutture man mano più composite fino a mostrare potenzialmente -> ogni struttura astratta. Per strutture massimamente astratte (in cui si parla di teoria della rappresentazione) ci si appoggia -naturalmente- al concetto di modello, tramite rappresentazioni allusive -anche esse sotto la possibilità di essere verbalizzate- introdotte tramite strutture esplicative "ponte" dette meta-linguaggi di definizione. Quando e come si è messa d'accordo la scimmia per poter dire che quel grido corrispondesse alla vicinanza di un leopardo? Evidentemente -> mai. Ecco allora che quelli che vengono detti "linguaggi naturali" e che iniziamo a gestire ancor prima di una formalizzazione, non sono frutto dello studio di grammatiche formali. Questi rudimenti di base non dovrebbero mai essere trascurati ed in specie nello studio della psiche. Un bambino che piange ha appreso da qualcuno il suo piangere? Sono stati svolti -in anni recenti- studi delle diversità di pianto del bambino. E' stato possibile dimostrare che video-registrando i diversi tipi di pianto, tali tipi sono ciclici: Ossia il pianto di "ho fatto la cacca" è diverso da "ho fame" e così via .. Un genitore molto attento -quindi- si rende ben presto conto che ancor prima che un cucciolo d'uomo impari a parlare -> c'è la possibilità di creare un dialogo .. fatto di situazioni .. di contesti .. di empatia .. di facciamo a capirci .. Anzi è proprio su un meccanismo contestuale che si struttura il primo apprendimento linguistico: Il dito della mamma che indica "è cacca!" ed il volto con l'espressione di rimprovero se il bambino l'ha toccata -> diviene la stereotipazione di un concetto: *se è cacca -> allora -> non si deve toccare!* Lo stesso termine "cacca" non è necessariamente negativo: "bravo hai fatto la cacca! .. ed il sorriso del genitore" .. aiuta il bambino a memorizzare che sempre di cacca .. si sta parlando .. ma è bene farla .. anziché tenerla dentro .. anche se dopo fatta .. non andrebbe toccata .. Una serie di *frasi fatte* vengono quindi interiorizzate e si comincia ad avere un bagaglio espressivo delle piccole quotidianità che riguardano le funzioni vitali fisiologiche, della pulizia, del nutrimento, del vestire, del sonno, della veglia, del gioco, etc. Queste "frasi fatte" -negli umani- divengono poi l'equivalente di ciò che è il concetto di "meta-linguaggio" nella logica formale. Tramite un nucleo ridotto di frasi fatte e di espressioni facciali e contestuali man mano si espanderà il nucleo dei concetti elaborati ed elaborabili. Si consulteranno i vocabolari, le enciclopedie, le codifiche in altri linguaggi, basi di dati accessibili su reti informatiche, su sopporti vari, l'esperienza diretta, gli insegnanti, gli amici, il mondo esterno ed interno. Come si è già accennato qualunque metodo di rappresentazione è una codificazione, ossia l'azione tramite il *rappresentato*, ossia *presentato indirettamente* , quindi è una lieve criptazione. Infatti per chi non dispone delle corrispondenze tra segno e significato del segno, anche se le associazioni sono note e divulgate, non è in grado di interpretarne il significato perché -il singolo- non ne dispone. Si parla però di vera e propria criptazione, solo quando si introducono ulteriori proiezioni in nuove rappresentazioni non note ai più, ma solo a pochi, per lo scopo di celare le informazioni. Persino il "prodotto" offerta politica(!) è sempre più manifestamente un prodotto pubblicitario. Nel settore pubblicitario -però- più che una questione di "metodo" si è sempre preferito previlegiare un discorso di "creatività". I guru del settore -da ciò- hanno prevalentemente più competenze di sensibilità letteraria che afferenti alla psicologia di massa, alla sociologia, alla filosofia. A noi pare invece il caso, anche solo per difendere una fase di apprendimento delle nuove generazioni ed essere un supporto agli educatori, ai docenti, ai genitori, agli operatori sociali, e quanti si interessano dei meccanismo di relazione sociale e delle influenze sulla psiche dei messaggi veicolati usualmente dai media, di provare ad aprire questo vaso di Pandora che gli adetti ai lavori -anche nel campo dell'informazione- tengono scientemente chiuso. Il perché il vaso di Pandora del settore pubblicitario è pressoché mai oggetto di dibattito pubblico è presto detto: l'informazione in generale è ormai riconosciuta come il max della capacità di potere. Erroneamente si pensa -ad esempio- che i giornalisti televisivi -a causa del grande potere dell'informazione- abbiano personalmente un grande potere. Niente di più falso. In quanto l'informazione è gestita in modo che il giornalista può scegliere le parole con cui dire un messaggio, ma il messaggio fa parte di un progetto che è difficile che faccia riferimento ad una persona sola. Inoltre l'importanza "di ciò che si dice" (l'informazione) -> sempre di più ha creato il tentativo di influire sui media. Il tentativo di influire -deformando il messaggio- è di gruppi di potere esterni ai media stessi: si pensi ai casi in cui giornalisti si sono trovati collaborare con i vari servizi di intelligence di vari stati. ++ cit off ++ Ciao, grazie della discussione, L