Subject: Re: Armonia e caso Date: Thu, 01 Jan 2009 10:06:25 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato Astolfo: > > In secondo luogo: quando un giocatore lancia i dadi, > > non rimane forse lui l'origine della combinazione > > che si forma? "Marco V." wrote: > E' perché mai la determinazione (della configurazione risultante dei dadi) > imposta dal giocatore non dovrebbe essere essa stessa il risultato di una > combinazione? Perché mai, cioè, il giocatore non dovrebbe esso stesso > appartenere ad un "gioco" di livello superiore? Mi pare che l'affermazione > di questa appartenenza di ciascun "giocatore" (cioè, di ciascuna appartente > "origine" del risultato) al "gioco" sia l'essenza della concezione > scientifica del mondo. Astolfo: > > Che ne pensate di questa mia ipotesi? Rispondo ciò che risulta a me ad entrambe i dotti interventi: La matematica risponde al quesito di Astolfo, nella teoria dei sistemi. Si ipotizzi che il comportamento di una collezione di enti possa essere descritto da una serie di equazioni matematiche. Ad esempio la caduta di un sasso. D1: Da cosa dipenderà lo stato finale (per esempio nella posizione) del sasso? R1: Dalla soluzione del sistema. D2: Nella soluzione del sistema si tiene conto solo dell'agire dell'ente (il sasso, nel nostro esempio), o anche del contesto esterno all'ente(?) (ovvero le forze che agiscono sulla caduta del grave & le condizioni di stato: se l'esperimento è eseguito in un laboratorio sulla terra, ad esempio). R2: Naturalmente si tiene conto (impostazione di Cauchy) anche delle condizioni al contorno, del sistema. D3: Da cosa è allora originato il reale? dal fato? visto che si può utilizzare un modello deterministico per descrivere il reale? (ipotesi che "tutto è già scritto", visto che sarebbe determinabile a priori, deterministicamente, o anche detta ipotesi di Laplace). R3: C'è da dire (ipotesi di Prigogine) che è _il modello_ (non necessariamente il reale) che può essere deterministico, e quindi -grazie ad una o più misure nel passato- possiamo supporre di saper descrivere un fenomeno o più fenomeni in modo abbastanza preciso nel futuro, ma la misura del futuro non è predittibile senza un margine -variabile- di errore dal passato, finora. Ciò sarebbe causato da difficoltà di un qualunque modello (deterministico/probabilistico) che dispone di una quantità di misure limitate o dall'andamento caotico della materia a livello quantico (ipotesi di Prigogine), oppure dalla approssimazione di porre A(t0) = A(t1), come A=A (ipotesi di non ripetibilità esatta degli eventi, ipotesi mia, per ogni tipologia di modello, sia deterministico che probablistico). In ogni caso, qualunque siano le cause, la scienza rinucia a dire cose esatte con precisione inammissibile (ipotesi di Einstein (in "logica della scoperta scientifica"), ma non di Heisenberg(nella teoria quantica della materia), che ipotizza un limite identificabile alla precisione, quindi dice -in modo esatto- di quanto possiamo sbagliare, basandosi -però- su considerazioni probabilistiche, aleatorie, per problemi -psicologici/cognitivi- sulla sua -di Heisenberg- tesi di laurea: non ha avuto i massimi volti a causa della insoddisfazione dei docenti sulla relazione in merito ad uno strumento di misura. Mentre la quantizzazione introdotta (nel modello) dipende -come si vede anche nella trattazione matematica della teoria dell'informazione per un problema analogo (conversione digitale/analogica)- dal *livello di quanto minimo introdotto* -> come possibilità di "risoluzione max" nella misura). Concludendo: la scienza è una valida possibilità di scambiarsi informazioni basata su una approssimazione funzionale: la "ripetibilità", ossia che gli esperimenti possano essere ripetuti se ci riportiamo alle condizioni iniziali del sistema in esame. Cosa assurda da un punto di vista logico, poiché è almeno trascorso del tempo tra una esperimentazione e la successiva, anche volendo cercare di rimettere lo sterco nel culo della mucca e vedere se fa la cacca alla stessa maniera. : - ) Saluti e buon anno, L P.S. Non andrebbe trascurato -dimenticavo- che (per quanto detto) il futuro ci appartiene perché non si ripete _esattamente_ mai! Una piccola parte di esso -futuro- dipenderà anche da quando e perché batteremo _noi(secondo la nostra libertà)_le nostre ali di farfalla in Amazzonia.