Subject: Re: doppio legame Date: Thu, 01 Nov 2007 17:04:50 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.discussioni.psicologia dyskolos wrote: > > Il Tue, 30 Oct 2007 00:19:16 +0100, Vincenzo Del Piano ha scritto: > > > Già: laddove <> è da intendersi come <>. > > Questo sì :-) > > Pensavo anche ad un'altra faccenda. C'è un luogo di cura, mettiamo una > comunità che ospita pazienti schizofrenici. Qui ci sono, per così dire, due > sistemi (o almeno è quello che immagino io): il sistema dei pazienti ed il > sistema degli operatori (semplifico così). Se questi sistemi sono in > stretto contatto, per esempio si crea un rapporto affettivo in senso lato, > penso che in qualche modo si generino scambi di "materiale mentale". Ed > allora io ritengo possibile che una parte del "materiale schizofrenico" > venga assorbita dal sistema degli operatori, anzi da una sua parte, se > questo non ha sufficienti anticorpi. E poi, in un ulteriore passaggio, > l'intera struttura organizzativa si potrebbe schizofrenizzare (questa > ipotesi però credo sia più difficile). > > Detto altrimenti, nella mia ipotesi il sistema dei pazienti potrebbe > attivare potenziali parti schizofreniche presenti nel sistema degli > operatori. > > Eh, sì, forse ci ragiono troppo su queste questioni ambientali, ma ormai > sono diventate il mio pallino :-) > > dysk --------------------------- La questione del "contagio" --------------------------- Ora, sia Vincenzo che Dyskolos, sottolineano dei distinguo: -tra le varie tipologie di patologie -tra i possibili contagiati rispetto a cosidetti "anticorpi" (per continuare con l'analogia sulle infezioni batteriche e virali). Vorrei dire due parole sull'argomento contagio psichico: Il problema è eminentemente relazionale. Dipende -cioé- massimamente dal tipo di relazione impostata. Se il modello fosse quello di "respingere il contagio" si dovrebbe prendere per fasullo tutto ciò che inaffidabilmente (essendo malattia) proviene dalla sorgente "persona disturbata" e far forza su farmaci e azioni coatte. Per mia esperienza -invece- è possibile l'opposto: Non è evidente (spesso) l'eloquio del malato (ciò che dice), ma ciò che dice non andrebbe sottovalutato o comparato solo con la "norma" per accoglierlo o respingerlo come significativo. D: In un sogno c'è qualcosa di "normale"? D: E' normale che si immagini di volare? D: E' normale che ci troviamo in situazioni surreali? R: E' normale in quanto è un sogno! Lo schizofrenico vive in uno stato alterato analogo al sogno. E la sua sfera immaginifica è fortemente deformata [sente voci, sente suoni, vede immagini in parte attinenti al reale (delirio) o quasi totalmente astratte (allucinazione)]. Ora in un tale teatro è "normale" che sia relazionato con il teatro che ha in testa e non con la realtà che vediamo noi, ma con la _sua_ (deformata) realtà. Quindi "prender nota" che i "pallini del malato" *potrebbero avere una loro logica* è un mezzo di difesa di gran lunga superiore al pensare di essere "immersi in una bolgia Dantesca" .. in cui ci sia solo da respingere lo squilibrio tramite un equilibrio tutto centrato solo su se stessi. Del resto persino gli animali non sentono se chi gli è di fronte ha paura? E la regressione a livello sub umano di un malato .. vogliamo che non abbia l'emapatia di accorgersi se noi ci relazioniamo o li trattiamo o con sufficienza o con disagio o persino con paura? Quindi a mio avviso è sbagliato temere la (scorciatoia della) "follia". E' lo "sprofondare nel non senso" in un certo senso una scelta -forse anche rispettabile- ma non certo con una dignità superiore a chi decide di voler rimanere relazionato. E tale *diritto alla logica* va ostentato come serenità di poter avere un rapporto sia con una persona sana e sia con una persona disturbata. E' una *superiorità*(il diritto alla logica) offerta all'attenzione di chi potrebbe "tentarci" con il darsi per vinti e mollare tutto. Una serenità che ho personalmente verificato da serenità non di facciata a chiunque .. perché è desiderio di capire e di usare la lanterna dell'esaminare anziché del trascurare. Grazie della chiacchierata, Ng!, Lino