Subject: Re: Nichilismo Date: Sat, 15 Mar 2008 09:22:54 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.discussioni.psicologia "BaT@_-" wrote: > Fondamentalmente posso riassumere l'idea in qualcosa tipo: > > a.) Niente futuro = demovazione = tutto il resto. > > b.) La prospettiva per il futuro influenzerebbe gravemente il presente (un > circolo vizioso). > > c.) Se non si prospetta futuro per la propria condizione (in tutti i campi) > diventa poi anche difficile intraprendere, curare/creare/seguire > ideali/valori, sentirsi realizzati.. anche nelle piccole cose di tutti i > giorni. > > ..ecco che in questi casi: chi riesce a seguire la propria strada, > perseverando con determinazione e testardaggine, andando controcorrente o > rischiando; e basabdosi su "valori vecchi" o propri.. > Queste persone riuscirebbero a vivere più serenamente. > > Vi pare una visione realistica? > > Un breve commento/smentita per i punti "a.", "b." e "c." ? > > Cia'! Chi studia l'intelligenza artificiale sa che un programma AI prevede non solo la programmazione di un sistema di task (obbiettivi), ma anche una riconfigurazione dinamica dei task grazie -per esempio- alla interazione con il contesto, a volte detta -tale interazione- "apprendimento". Si crea nei sistemi molto complessi come un essere umano -apparentemente- un paradosso: -o la persona è libera e quindi prende o lascia i valori di riferimento ponendosi arbitro ultimo -o la persona NON è libera e quindi vorrebbe delle procedure da applicare pedissequamente per "stare meglio" Il paradosso è nel fatto che non si riesce ad affermare cosa sia la libertà, né se sia dirimente farsene una idea prima di chiedere o applicare delle "soluzioni" al come, perché -> vivere o morire, essere o non essere, direbbe Amleto. Quindi ritorniamo al caso semplice della intelligenza artificiale (semplice rispetto a quella umana, naturalmente): Per un designer (progettista) "i valori" sono il design che caratterizza l'automa. Ossia "che cosa fa quella macchina". Nel caso umano si potrebbe paragonare con: 1) fa il falegname 2) costruisce mattoni 3) dipinge 4) guida un autobus etc Le procedure precedenti sono su un canone e poi possono usufruire dell'apprendimento dovuto con il confrontarsi con i fatti. "Il bello della diretta .." è nel fatto che nel caso umano nessuno ci impone né i valori, né un mestiere, né cosa ne vogliamo fare della nostra vita! Naturalmente questo può causare uno sgomento del doversi caricare del concetto di responsabilità del che cosa si vuole significare. La cosa peggiora se le prospettive che ci offre l'ambiente (in cui viviamo) ci appaiono chiuse e implicanti scenari poco attraenti. Ma proviamo a vedere la questione come se avessimo commissionato un quadro. Ci viene detto: a) decidi tu il soggetto b) quanto tempo vuoi impiegare a dipingerlo c) avrai comunque il tuo compenso perché sarà *come avrai vissuto* -> il vero pagamento a ciò che hai scelto. Non è di facile interpretazione tale atteggiamento teleologico (analisi dei fini). Molti preferiscono tatuarsi perché è di moda, vestire, mangiare, vivere -insomma- perché *gli altri -il proprio gruppo di riferimento- fanno in un certo modo*. Le due strade principali -quindi- sono, per le persone: - o riferirsi a un gruppo in cui non sono leader (coloro che fissano le linee di tendenza) - o fare una ricerca per lo più autonoma (perché vivere completamente scollati dalla società porta a stati di distorsione della psiche). I casi estremi -allora- sono o indurre negli altri sudditanza (culto del potere) o essere sudditanti (incapacità di assumersi delle responsabilità). Sottointesa alle tue domande -a mio avviso- vi era quindi quella "è l'ambiente a renderci come siamo?" oppure "è la volontà (testardaggine) a crearci la capacità di ricavarci una spazio esistenziale?" La mia risposta è che tale impostazione è una semplificazione. Nel reale -> il comportamento di una persona è la sommatoria: -sia dello status in cui vive, -sia della propria capacità di influire sulle condizioni ambientali (in quanto i nostri atti non sono semplicemente una risposta scontata a condizioni ambientali). E' ciò (tale sommatoria) che genera la realtà della soggettività dell'individuo che la psicologia -giustamente- esamina in una impostazione soggettivizzata, ossia particolarizzata al singolo soggetto. Ciò nonostante non è da respingere l'oggettivismo (che è il canone della scienza) perché è l'oggettivismo il tentativo di rendere comprensibile a più soggetti -e (possibilmente) in modo non ambiguo- la conoscenza di ciò che si esamina e propone. (in un certo senso è il tentativo che fa il "linguaggio" quando nel suo oggettivismo cerca di comunicare a tutti un concetto, ma poi deve ammettere che non è facile spiegarsi al 100% di cosa si voleva dire!) Il gap tra oggettivismo & soggettivismo lo potrei paragonare -anche- alla distanza tra il disegno su carta di un ponte (pur necessario prima della costruzione) e il risultato fisico a seguito dell'applicazione di una teoria (teoria che è oggettiva solo in astratto, e poi soggettiva quando si fa singolo evento realizzato). Grazie dell'argomento, L