Subject: Re: Nascita del linguaggio Date: Thu, 13 Nov 2008 18:46:41 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.scienza,free.it.scienza.antropologia,it.media.tv shellenberg wrote: > Vedi ma questo è proprio il punto che metto in discussione, la giusta > attribuzione che tu > dai al senso di eureka pecca di antropocentrismo. > Penso al senso evolutivo della nascita di una simile abilità, nella > fattispecie la sua comparsa > deve essere stata casuale ma per rivelarsi veramente vantaggiosa occorreva > codificarla ed allora > quale mezzo più adatto del canto? > Pensa alla grammatica, cosa è se non la codifica di regole presenti nel > linguaggio? sembrerebbero > quindi il frutto di una costruzione a posteriori, eppure esse sono presenti > in nuce in ognuno di noi, > e cosa sono se non un particolare ritmo? > > Il ritmo, la ritualizzazione, le regole, sono forme di modelli, di rappresentazione di idee che possono essere -> la prima volta intuite come scenario e poi provate e riprovate. Se tu scrivi una ricetta di cucina è perché non vuoi dedicare energie (e memoria) a ricordare una cosa che -magari- usi di rado. Quindi la ritualità ha un suo funzionale di ottimo, il fatto che ottimizzi delle risorse e/o delle energie che puoi dedicare ad altro. In tal senso se cantare sia introdurre una regola, magari melodica, ciò è già una quantità di informazione che può essere utile ad esempio a indicare come participare o seguire il canto, o solo saperlo riconoscere poiché non è caotico, ma rispetta un canone. Si sta discutendo -ora- però non tanto se il canto non sia -come invece è- funzionale, ma se il canto è un archetipo più primitivo della verbalizzazione fonetica qualunque. Ora chi urlava per impressionare l'avversario, non è che doveva -in principio- seguire una liturgia, visto che la regola liturgicizzata non esisteva. Gli bastava di urlare e battersi il petto, magari per testimoniare la propria forza e usare la cassa toracica come un tamburo. Percuotendosi, testimonia che era solido, che non aveva paura dell'avversario, e -contemporaneamente- produceva endomorfine e adrenalina utili per la affermazione di sé. Non si esponeva come un tenore che doveva sapere prendere un do di petto e con la coerenza -con un canone- testimonia il suo bel canto. I modelli -infatti- sono successivi alla intuizione primitiva, che, essendo primitiva, è un atto unico, quando si forma la prima volta. Così è in una linguistica che insegue le idee che siano creative e che possono creare -per dato di fatto di ciò a cui ci stiamo riferendo- stress emotivo e sforzo intellettuale. Più semplice è allora l'armonia o un canone che sia pure -magari- musica dodecafonica o altro metodo -> però standardizzato. Ecco perché la particolare difficoltà della balbuzione trova sollievo nel canto, perché è lo stesso meccanismo per cui la mente trova sollievo leggendo una ricetta di cucina scritta e magari migliorata/migliorabile, ma già reificata in un canone, pur provvisorio, ma meglio di niente. Saluti, L