Subject: Re: tendenze autodistruttive Date: Fri, 21 Nov 2008 14:25:41 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.discussioni.psicologia gian wrote: > > Salve, > vorrei sapere se esistono delle tecniche per distogliere la propria > attenzione da esperienze negative passate, il cui ricordo provoca > tendenze autodistruttive. > grazie per le eventuali risposte. > Saluti Dunque, naturalmente -in specie- nei casi patologici -> è opportuno un consulto. Ma -in generale- stiamo trattando "la questione della gestione dei ricordi" (sembrerebbe). Ora _la psicologia_ insegna che la gestione dei ricordi può avere un approccio analitico, ma non solo. In un approccio analitico i ricordi vengono masticati e rimasticati, ma non per farne uno stato maniacale, ma -come dice la parola analisi- per essere scomposti fino ai mattoni costitutivi, per comprenderli. Quando si ha una comprensione? Quando si è in grado di fare una sintesi di ciò che è divenuto cognito, evidente. Nelle strategie di sintesi (in particolare che realizzino oggetti affidabili, ossia che rispondano a delle specifiche) raramente è previsto per un sistema la autodistruzione. Può succedere che un "cliente" richieda la autodistruzione di un sistema -per esempio- al fine della salvaguardia del non divulgare dei dati sensibili. Probabilmente -però- tu non ti riferivi ad un generico sistema (per esempio ad un computer), ma ad una persona. Sempre rimanendo -e volendo (però) rimanere su un piano generale- all'esempio di autodistruzione delle risorse di un qualche ente o collezione di enti, chi fa il design di tale strategia di sintesi (la distruzione) si dovrebbe domandare -quindi- "distruzione al fine di che?" Tale domanda è dirimente. Infatti -ad esempio- Enrico Fermi collaborò alla costruzione della prima bomba a fissione nucleare non perché era pazzo, ma perché pensava che tale distruzione avesse un lato positivo: fermare Hitler e una dittatura a livello mondiale. A volte se si intervista qualcuno che ha sterminato la famiglia ci si sente rispondere: "Ma io non potevo sopportare che -avendo perso il lavoro- avremmo sofferto e saremmo stati buttati in mezzo alla strada". Oppure -anche nei casi di suicidio- si fornisce l'argomento di un dolore che va evitato. Così è nell'esame -altro esempio- dell'eutanasia: il concetto del dolore si considera ingestibile, da evitare a tutti i costi, anche a costo del darsi la morte. Ritorna -dopo questo breve esame- la questione dirimente in una sintesi: "al fine di che si applica un certo comportamento?". Quindi mi sento di consigliarti, se riesci a gestire da te e non senti il bisogno di un aiuto professionale, di riflettere "al fine di che" dovrebbe attuarsi una eventuale distruzione. Anziché temere i ricordi, allora, li potrai esaminare e progettare un futuro, perché nulla accade per caso, ma perché una causa genera un effetto, e noi possiamo progettare il futuro, anziché temerlo, poiché non c'è nulla da temere anche se finissimo in mezzo ad una strada, poveri, malati, sofferenti. Il gioco della felicità avrebbe il suo argomento: "riesci a trovare perché è bello che ti sei rotto una gamba?". La risposta è notoria: "Certo! potevo essermele rotte tutte e due!" : - ) Saluti, L