Subject: Re: ricordare i nomi Date: Tue, 27 Jan 2009 15:03:40 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.discussioni.psicologia Questionmark wrote: > 1) Messo in un contesto in cui ricordare il nome di decine o centinaia di > persone abbia una grossa importanza funzionale (per esempio una gran parte > del mio lavoro prevede che mi ricordi i nomi di centinaia di persone) questa > mente superiore è in grado di farlo? sì (vedi seguito) Ma è molto più comodo e meno noioso che i nomi si "sedimentino" con l'uso. > 2) I nomi te li scordi o non li ascolti proprio? Uso delle tecniche per memorizzarli se li reputo importanti: Ad esempio Alberto: Erto alzato fin dall'alba ++ Roberto: Erto, attento su molte robe, su molte cose. ++ Enrico: Ricco en, dentro ++ etc. Si noti che non è detto che io faccia delle ricerche etimologiche, ma spesso solo delle associazioni mnemoniche. ++ > > 3) Imparare i nomi delle persone spesso e volentieri è un processo > importantissimo ed è dura pensare che in un contesto sociale questo non > abbia rilevanza funzionale, spesso mi sono scoperto a pensare che in questa > società conoscere una persona (ovviamente a livello superficiale, e agli > occhi del resto della società) significa più o meno saperne il nome. > A parità di conoscenza di una persona un conto è saperne il nome un conto è > non saperlo, è profondamente diverso sia il livello di vicinanza che > percepisce quella persona nel momento in cui lo saluti sia il tuo grado di > conoscenza agli occhi degli altri, sul lavoro cerco di salutare tutti i miei > clienti per nome, o ricordare il nome di colleghi anche lontani, forse è > un'ipocrisia lavorativa ma è lampante come la relazione cambi e come cambi > anche il volto di una persona che salutiamo per nome quando in realtà non > sia poi così scontato che noi lo ricordiamo, credo che molte persone lo > percepiscano inconsciamente come un gesto di rispetto (essersi presi "la > briga" di ricordare il loro nome, fa percepire che ci teniamo, che non > vengono considerati solo clienti/colleghi/numeri/gente che abbiamo per > qualche motivo incontrato). Io mi considero un sostanzialista e non un formalista. Nella linguistica formale si potrebbe usare qualsiasi simbolo e dire le stesse cose. Ad esempio dire: "La gente si divide in 10, quelle che conoscono la logica binaria e quelle che non la conoscono .. " Tu sai cosa significa? Non di meno l'aspetto esteriore degli enti è un campo di grande interesse sia per gli studi del/sul linguaggio, sia per la psicologia, sia nella teoria dei modelli (in matematica). In sintesi è un campo in cui si può capire molto di come funziona l'intelligenza, poiché se una cosa -qualunque cosa- sembra in un certo modo non è che ciò sia completamente scollegabile dalla sematica (studio relazione semantica/semiotica). Però vi è un gap, un salto, una mancanza di informazione tra ciò che è solo il fuori, o il nome, o il detto, e ciò che è la sostanza, il dentro, la completezza dei fatti magari fino alla loro frontiera di superficie. Non ti dico nulla di nuovo -spero- nel dire che Kant -in occidente- fonda sul concetto di noumeno, ossia sulla investigazione di ciò che appare/non appare e di come sia collegato con l'inconoscibile (in psicologia: l'inconscio), una teoria della conoscenza/conoscibilità. In oriente il lato in ombra e in luce si considerano -poi- una grande forza del divenire: si pensi alla teoria del Yin Yang. > 4) Se non hai attitudine a ricordare i nomi, usa dei trucchi, io faccio così > per le prime volte, poi la persona diventa effettivamente "conosciuta" e non > c'è più bisogno. Ma io non è che mi oppongo alla mia fisiologia di non ricordare: io ne gioisco! : - ) Perché laddove mi serve di ricordare sono in grado di ricordare tutta la tabella degli elementi chimici e i relativi elettroni sull'ultimo livello! (cosa implementata all'esame di chimica realmente). Vedi, caro amico, chi non ha studiato esami di ingegneria non può avere cognizione di quanti dati inutili si è costretti a ricordare, compresi elenchi sterminati di equazioni, di teoremi e via discorrendo. Io studio di ingegneria, di matematica, di scienze, di psicologia senza pensare che è la memoria il mio bene primario, ma solo un archivio che deve essere il più leggero possibile. Pensa te che su internet -in 50 anni- abbiamo scritto più pagine che nei precedenti 4,5 miliardi di anni da quando esiste il pianeta! In futuro potremo collegarci con computer quantici (come dispositivi di supplementi della nostra memoria primaria) che impiegano *tempo zero* per trasmetterci informazioni. (I computer quantici sono una realtà già ora(!), basta cercare su internet, manca solo il processo di collegamento a renderci iterattivi nella strategia uomo/macchina). La differenza (tra uomo e macchina, o di processo di puro magazzinaggio) è di carattere strategico -> nell'uso della intelligenza. I dati immagazinati -da qualche parte- necessita *saperli consultare* senza rimanere dentro una palude. Se tutti i dati divengono importanti, nessuna informazione è più reperibile in tempo utile. Quindi necessita una gerarchia di esplorazione ponderale, strategica. Più i dati sono importante e più hanno link, (o sinapsi nel caso del cervello), che li relazionano con tutta la informazione che si è usiti raggiungere. La capacità di supervisione implica che alcune funzioni più brute siano svolte da sottoprogrammi dedicati e che non disturbino i livelli alti dello stato supervisivo nei computer o negli stati coscienziali delle persone (che sanno riflettere e esplorare l'arte dell'intelligere, anziché quello del semplice immagazionare informazioni). Ti do il link di una intervista su tali argomenti tenuta da Umberto Eco in cui -il noto semiologo- spiega che assume carattere strategico non già ciò che ricordiamo(!) ma le strategie di ciò che decidiamo di trascurare! http://www.archivesaudiovisuelles.fr/FR/_video.asp?id=1030&ress=3280&video=99020&format=68 > Il trucco che uso io è molto semplice, associo quel nome a quello di una > persona "nota". > La signora Bellucci è come Monica Bellucci. > Paola, come Paola della palestra. > ecc... > In altri casi adotto degli altri metodi che mi vengono spontanei, tipo > trovare dei soprannomi a quella persona che però mi aiutano a ricordare il > nome, storpiature del nome o del cognome. Ok, sono metodi validi, secondo me, proprio perché li personalizzi. Ma non esaspererei l'importanza di ricordare un nome. E' vero che può sembrare una mancanza di rispetto per la persona con cui abbiamo rapporti. Ti assicuro però che lavoriamo per vivere e non vivere per lavorare. L'immagine che noi diamo di noi stessi non è la cosa più importante. Più importante è come siamo, a prescindere da ciò che sembriamo. Saluti, L