Subject: Re: ansia da palcoscenico Date: Thu, 25 Dec 2008 22:59:49 GMT From: "Solvejg" Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.discussioni.psicologia "Vincenzo Del Piano" ha scritto nel messaggio: > Invece ... IMHO ... la <> è da attribuirsi proprio > al > fatto che "dentro il buio" della platea *è come se* non fosse possibile > decifrare cosa ci sia; ciò potrebbe essere più che bastante per produrre > la > <> in alcune persone. Non in tutte, però ... ma > solo > in quelle particolarmente sensibili alla "paura da non-decifrabilità" di > ciò > che si trova nel "buio vuoto". > Ciò ... imho ... rende addirittura ininfluente che chi si esibisce sia un > Professionista provetto, o un dilettante: non è il talento SI'/NO che "fa > scattare" la paura, ma qualche cosa di personale che rende sensibili a > quel > "buio vuoto" indecifrabile per quanto pertiene a ciò che ci sta "dentro". Credo che tu abbia perfettamente ragione. Infatti è proprio quello che volevo dire io. Io non credo sia solo questo, cioè una semplice ansia da prestazione. Col discorso sui dilettanti ho creato solo confusione. Mi riferivo al fatto che è anche possibile che chi non si esprime "con intenti professionali" (magari per il saggio della scuola media!) spesso se ne freghi del pubblico, della sua esibizione, dell'espressione, di quallo che trasmette ... insomma non entrare neppure nell'idea che sta esprimendo qualcosa di *suo* di fronte all'ignoto. Per questo il discorso cade dall'inizio. Parlo della maggiornaza dei casi che mi è capitato di vedere, però tu hai perfettamente ragione, può accadere anche a un non professionista di viverla così! Le rassicurazioni non contano, né il talento che uno ha. >> C'è qualche particolare orientamento che si è interessato o ha >> approfondito maggiormente questo problema? > Mi verrebbe da dire ("stucchevolmente" :-)) che la Psicologia > Evoluzionistica farebbe l'ipotesi che lo stimolo rappresentato dal "buio > vuoto indecifrabile" riattivi qualche pattern di <>; una > risposta "utile" per indurre la persona a sottrarsi al pericolo > eventualmente presente "dentro" quel buio del quale non si sa nulla. Vero. Infatti molti sono terrorizzati da una sala buia in cui il pubblico è lontano e ignoto, rispetto ad una sala piccola e illuminata. Però io appartengo all'altra specie di musicisti panicati ... :) quelli che più il pubblico è vicino più si sentono male all'idea. Il buio e la lontananza mi calmano, riesco a concentrarmi maggiormente su me stessa e a dimenticarmi che ci sono persone che mi stanno fissando ... viceversa mi sento soffocata, osservata eccessivamente, spiata nella mio intimo! La lontanaza attenua questo fastidio perché riesce a darmi l'illusione (sarà poco ma funziona) che tutto quello che sto facendo è mio e basta, gli altri non esistono, sono nel buio, fuori dal mio orizzonte, mentale e materiale. L'esatto contrario del prato illuminato tua amica ballerina! In questo come spiegheresti il fenomeno? ora ti ho parlato delle mie sensazioni ma ovviamente la domanda si riferisce a tutti quelli per cui le cose stanno così... e ce ne sono. Ciao! Solvejg