Subject: Re: la fede-2 Date: Fri, 27 Mar 2009 22:32:54 +0100 From: "Luciano" Organization: ComputerVille Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato "thisDeadBoy" ha scritto nel messaggio news:gqi7h7$as3$1@news.newsland.it... > Luciano ha scritto: > > >> Questa diatriba mi vede d'accordo con L, e me lo suggerisce >> un'interpretazione, forse non comune, del sacrificio di Isacco. > > Forse volevi dire: del non sacrificio di Isacco. Dovevo dire dell'episodio del sacrificio di Isacco. >> Ai primordi dell'umanità, l'uomo crede in dei, che sono come >> gli uomini, solo più potenti, e con tante virtù, e anche vizi, >> uguali a quelli umani. In particolare gli dei >> desiderano doni e sacrifici, che tanto più gradiscono quanto >> più sono penosi e dolorosi per l'uomo. >> Ma l'uomo, che vive in una natura ostile, regolata >> dal capriccio degli dei (come si credeva), li fanno. > > Un'interpretazione molto ardita. Un'interpretazione > che non tiene conto del rapporto tra Abramo e Dio, > della promessa, mantenuta, di Dio fatta ad Abramo. > Non stiamo leggendo di un uomo che tra tanti dei > sceglie il culto di uno e si mette a fare sacrifici > rituali. Proprio per il particolare rapporto con Dio, più diretto perfino di quello che aveva don Camillo, Abramo avrebbe dovuto rispondere diversamente, e capire che quell'ordine o non proveniva da Dio, o non doveva, per volontà di Dio stesso, essere obbedito. >> L'episodio del sacrificio di Isacco è l'occasione >> per insegnare agli uomini che, benché Abramo fosse >> stato pronto a obbedire, Dio non lo voleva. > > < disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!". > L`angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo > e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi > hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio">> > > A me sembra l'occasione per insegnare agli uomini > a temere Dio, ad obbedire al suo comando. Però sarebbe deprimente, almeno per me, constatare che il Dio mio è uguale a Baal o a Witzilopochtli, perché ha lo stesso desiderio di sacrifici umani. O anche solo che qualcuno, lodato poi dalle autorità religiose, lo abbia creduto. >> Continuo ad essere d'accordo con L. >> Quello del sacrificio di Isacco è un insegnamento, >> non il racconto di un fatto realmente avvenuto. > > Che sia non sia un fatto realmente avvenuto > non sei certo tu che lo stabilisce. Non è un'opinione ardita o eversiva di ermeneutica biblica. La teoria dei generi letterari è ormai consolidata presso gli esegeti anche cattolici. >> Però, se Dio veramente avesse chiesto il sacrificio >> del figlio ad Abramo > > Dio ha chiesto veramente il sacrificio di Abramo, > se dobbiamo interpretare la Bibbia con i "se" e con > i "ma" e con "questo non e' avvenuto, questo si ma > non e' così perche' ha detto così ma in realtà > non lo voleva dire, etc etc", perdonami non e' > un'attivita' che mi interessa; per questa lettura > "creativa" troverai in L un entusiasta interlocutore. Un'interpretazione delle pagine imbarazzanti della bibbia comunque si deve dare. Se ci si riesce a togliere dall'imbarazzo è una cosa buona. >> E noi dovremmo riprovare Abramo per non aver risposto >> così, piuttosto che lodarlo per la fede e l'ubbidienza >> che era pronto a mettere in atto. > > Infatti, per fortuna, Abramo e' astro inarrivabile > di pura fede ("Eccomi!"), ma ci vuol fede per vederlo altrimenti > si vede il contrario. Non pensi che il mio criterio di ermeneutica sarebbe benefico, se applicato su vasta scala? A giovanissimi musulmani qualcuno fa credere che Dio ha ordinato di uccidere quanti più ebrei (o anche cristiani, o sciiti) è possibile. E il giovane martire, per fede, obbedisce. Un'educazione fondata più sullo spirito critico, e su un serio individualismo, migliorerebbe il mondo. Sarebbe poi un atto di superbia se noi cristiani pensassimo che altri, come i musulmani, hanno bisogno di spirito critico, ma noi no.