Subject: Re: dubbio sostanziale Date: Wed, 2 Jul 2008 00:07:34 +0200 From: "Marco V." Organization: TIN.IT (http://www.tin.it) Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato "L" ha scritto nel messaggio > Ma, io sono abituato al concetto di "stato condizionato" (macchina di > Mealy), magari tu ti riferivi ad un equivalente modello di Moore. Vedo che tiri fuori la teoria delle macchine. Se ho capito bene, tu definisci questa situazione: "il secondo piatto si alza se è stato posto un peso sul primo". Tiri fuori la macchina di Mealy perché in questa le "uscite" sono in funzione non solo degli stati attuali della macchina, ma anche degli "ingressi". Questa dipendenza dagli "ingressi" sarebbe espressa da quel 'se'. Domandiamoci: quel 'se' che figura nella definizione, che significato ha? Esso non può significare altro che la verificazione dell'alzarsi del secondo piatto è vincolata, come condizione per la realizzazione dell'"uscita", alla verificazione dell'esser stato posto di un peso sul primo piatto. Ma questo vincolamento non significa l'introduzione del connettivo proposizionale 'se' nella descrizione della situazione, cioè di ciò che accade. Quello che tu chiami B(t1) è lo stato risultante in cui la bilancia si trova *se*, una volta verificato "il secondo piatto si alza", viene verificato "è stato posto un peso sul primo piatto". Ma questo 'se' non entra nella descrizione della situazione. > Io sarei per trovare uno spazio alla filosofia nella problematicità del > reale. A mio avviso, è la filosofia, ad essere lo spazio della manifestazione di ciò che chiami "problematicità del reale". E qui voglio farti una osservazione, ovviamente dal mio punto di vista ed in nome di quella dialogicità che è la cifra dell'intento dei tuoi interventi. Da un lato tu critichi spesso la tendenza della filosofia a chiudersi nella turris eburnea del suo linguaggio concettuale. Dall'altro lato i tuoi interventi, anche quando riguardano questioni che hanno significato universale, sono caratterizzati da un uso massiccio di nozioni della teoria dell'informa[zione] [auto]matica. Ora, non c'è nulla di male nel fare ricorso, in filosofia, a nozioni scientifiche. Ma non ritieni che il linguaggio che vuole parlare di questioni che hanno un significato universale (ed è proprio alla sua universalità che fai riferimento, quando crititichi la turris eburnea filosofica) debba poter fare a meno del ricorso a quelle nozioni? Un saluto, Marco