Subject: Re: Istinto di morte Date: Fri, 06 Jun 2008 11:54:45 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato thisDeadBoy wrote: > > L ha scritto: > > > Diceva Francesco di Assisi: "sorella morte!" > > > Noi abbiamo demonizzato la morte nella società, l'abbiamo rimossa. > > Buon L, taglio a mia volta perche' mi e' chiaro > che stiamo affrontando due diverse prospettive > di sorella morte. In questo tuo post dai una > collocazione alla morte, in questo senso sono > con te. L'istinto di morte a cui mi riferisco > e' invece qualcosa di piu' "simile" (se mi e' > concesso un linguaggio del tutto inadatto) > al nulla. Un nulla dove neppure la morte ha un > suo contesto, una sua *situazione*, dunque e' > qualcosa di ancora piu' "mortificante" perche' > messo in atto da un essere. In questo senso, > e solo in questo secondo me, e' possibile trovare > un "istinto di morte", poiche' tutto il resto, > cioe' il tutto compresa la morte di cui tu > ci parli, e' "istinto di vita". Risulta anche a me che vi sono più modi di vedere la questione. In particolare se esaminiamo la parola necrofilia o biofilia vediamo che con "filia" intendiamo filos, farsi amico di, avere la tendenza, tu dici "istinto", attitudine, etc, con un particolare ente. Ora perché una persona dovrebbe avere attitudine ad avere attenzione a cadaveri, cimiteri, teschi, persone morte, o sul punto di esserlo? E' molto difficile dirlo, poiché non si può distillare una sostanza "contaminante" che una volta "inalata" o assunta poi generi tale devianza dal comportamento ordinario. Si potrebbero osservare gli stessi "sintomi" in due diverse persone e le cause essere antitetiche! La semplificazione di considerare "istintuale" la maggior parte del comportamento umano è una boita. Ti dico perché: Se è pur vero che come le rondini (che tornano al nodo) si può avere un patrimonio genetico che ci spinge a "nascere imparati" (come direbbe Vincenzo) .. E' pur vero -in specie per gli umani- che una azione pensata prima di farsi _atto_ passa non solo sotto la sfera profonda, ma anche a livello coscienziale. Tanto più la persona/l'ente è in grado di intendere e di volere -> tanto più -> NON è un atto automatico, e quindi esiste il libero arbitrio (rispondo anche a Amleto, con questo). E' la irripetibilità della misura che ci dovrebbe dare indizi che la realtà è irripedibile e quindi senza coazioni a ripetere in automatico, secondo uno schema pre-impostato. La quota parte di quanto ci mettiamo di noi -> dipende da quanto siamo capaci di sostenere a livello coscienziale. Se quindi concludo che una esperimentazione distruttiva avrà la distruzione come epilogo, come tu stesso concludi, non è così ineluttabile prevederne il finale grazie alla sola fenomenologia dell'orizzonte degli eventi. C'è qualcosa di più profondo che è la vera sostanza e che però è sub-stanziam, cioé sta sotto la fenomenologia, anche se la fenomenologia è obbligata a far corrispondere un volto ad un certo complesso, come un volto umano -pur sempre- nasconde/mostra un certo "pensiero". Ti mostro un paradosso: Un necrofilo potrebbe circondarsi di cose morte proprio perché le teme e le vuole saper controllare. Può voler parlare di malattie e sventure per paura di poter stare peggio e -toccato il fondo- illudersi che può solo stare meglio, e -quindi- non c'è veramente nulla da temere (quando si è nel gradino più basso! .. più basso di così!) Può anche essere motivato da una ostentazione di valenza e di coraggio, lo sfidare la morte. E così via in una commistione in cui contano le sfumature e lo stato coscienziale di cosa si voleva significare -> perché -nel reale- non è mai tutta luce e non è mai tutto buio. Saluti Boy, L