Subject: Re: psicologia della recitazione Date: Thu, 14 May 2009 18:32:34 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.discussioni.psicologia Solvejg wrote: [...] > Curioso... alcuni attori che ho sonoscito mi hanno detto che chi fa questo > mestiere ha la sensazione nella vita reale di non essere contentuto dal > proprio Io... che non gli basti di essere in un modo solo ma di voler poter > essere tanti contemporaneamente. > Esattamente il contrario che la stabalità di cui parli tu. > Ma la psicologia non si è mai occupata di questo campo? > > -- > Solvejg La psicologia si interessa della psiche ab ovo, dalle origini, e quindi del dentro e del fuori, del comportamento e di ciò che sarebbe l'origine del comportamento cervello o anima che sia. La questione, dico subito, non è solo -e semplicemente- una questione terminologica. La flessibilità mentale -anche da bambini- di recitare "a mamma e figlia", o alla guerra, o altri personaggi, introduce al concetto di spersonificarsi per un uso ben necessario: "sapersi mettere nei panni degli altri a scopo di sapere immaginare il futuro prima che il futuro accada, sapere inoltre intendere l'umorismo, l'ironia, il punto di vista di un altro onde non fraintenderlo e avere quindi -in primis- capacità relazionale, ma -come ottimo- capacità (come dicevo) estrapolativa, (ossia immaginarsi come va a finire una storia), onde sapersi regolare in anticipo". Inoltre l'azione teatrale o immaginifica, come leggere una fiaba, un romanzo, una storia, introduce la gestione di una sorta di "capacità onirica da svegli" .. con funzioni -quantomeno- di relax .. oltre a molte specifiche dello stato di sogno che riequilibra meccanismi di associazione mettendo in secondo ordine i meccanismi di deduzione logica, favorendo l'equilibrio mentale (il cosidetto "staccare la spina" e vedere un film in tv .. per esempio). La recitazione -è noto- è usata anche come riabilitazione in psicoterapia. Gli attori ne godono per mestiere .. purché non eccedano nella spersonificazione. Del resto un po' di "sano realismo" aiuta .. e consente di "trovare un modo personale di fare le cose e non annientarsi su una stereotipizzazione che potrebbe -altrimenti- correre il rischio di etero-dirigerci con il fenomeno dell'alter ego". E' un problema che riscontrano spesso coloro che fanno le imitazioni. Corrono il rischio della spersonalizzazione se esasperano l'abbandonare il proprio modo di intendere e di volere a favore di rincorrere un altro modello. Nella schizofrenia è il considerare importante il "sentire le voci". Se una persona con difficoltà mentali da retta per giunta a ciò che direbbe un altro "e che egli immagina per difesa", (perché non si fida di se stesso), finisce che -denigrandosi- da retta alle voci e non a ciò che pensa di suo. Quindi -per quello che risulta a me- non è importante ciò che ci passa per la mente, ma la considerazione che vi associamo. Per gioco possiamo giocare a fare il vigile urbano, o don Chisciotte, etc, ma dobbiamo lasciare un pensiero di supervisione che ci dica che stiamo giocando .. Saluti, L