Subject: Re: il nome della cosa Date: Tue, 10 Jun 2008 08:15:36 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato Davide Pioggia wrote: > > Davide Pioggia ha scritto: > > > Se poi tu mi dici che non ti sta bene ridurre «ogni cosa è un ente» a > > «ogni cosa è», allora non è più vero che hai raggiunto quel "punto fisso" > > che non si lascia muovere dalla reiterazione del problema. > > Analogamente sarebbe bello poter introdurre una definizione assiomatica > di insieme à la Frege, arrivando poi a parlare della "classe di tutte le > classi": un bel concetto unificatore da poter piazzare in cima a tutti > predicati, che sono poi le categorie. > > Il problema è che, come ha imparato Frege a sue spese (nel senso che > aveva già speso i soldi per il tipografo), quel concetto è contraddittorio, > e quindi non può stare in nessuna ontologia possibile. Il che è come dire > che se c'è una cosa che non esiste è proprio quel concetto che dovrebbe > stare sulla copertina di ogni enciclopedia di tutto ciò che esiste. > > -- > Saluti. > D. Il problema (o la bellezza) è che .. ognuno si fa i problemi che crede. Si parlò tempo fa che -per esempio- le donne -in filosofia- non si fanno il problema di ciò che esiste o dell'ESSERE. Si "dedusse" che ciò dovrebbe dipendere dal fatto che infilandosi una mano tra le gambe -contrariamente agli uomini- non trovano tale questione pertinente. Si confrontano (le donne secondo tale tesi) -insomma- con la assenza, non con la presenza. Io trovo tale questione mal posta, come del resto il vostro -scientificamente attuato- soliloquio. In un gioco di specchi cercate delle conferme, anziché un contraddittorio. Così la donna che non trova conferme nel mettersi una mano tra le gambe -> non dovrebbe affrontare -a causa di ciò- ciò che non gli risulta. Il contraddittorio, a mio avviso, -invece- è tipico delle persone che non si aspettano necessariamente conferme, ma -anche- la possibilità che gli altri abbiano un senso, ossia nel non essere già loro -da soli- Dio, ma che tutto l'essere, nella sua completezza, abbia delle cose da dire non desumibili da una partizione, pur pregevole, quali narcisisticamente -ciascuno di noi- suppone il proprio punto di vista. Ecco perché le persone si parlano, e *preferenzialmente tra gli opposti*, compresa la faccenda che un uomo cerca una donna, e il viceversa, e anziché chiacchierare dell'essere -> ne mettono al mondo più di uno. Se si trovasse tale impostazione bislacca, si provi ad approfondire -almeno- cosa sia il Yin e Yang e tramite gli opposti la possibilità dell'essere -> di essere. http://it.wikipedia.org/wiki/Yin_e_yang Buona conversazione confermativa, L