Subject: Re: "Mysterium tremendum" Date: 05 Nov 2008 01:22:31 GMT From: Cosimo <4v1xnpb02@sneakemail.com> Organization: Otium et Negotium Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato "Solania" ha scritto: [...] > Ora, fate un'esperimento : > Provate a pensare intensamente al mistero di Dio, o alla creazione > se preferite, al concetto che "è sempre esistita", a quattrocchi > con Lui, insomma, senza intermediazioni sovrastrutturali religiose > o scientiste. Bene. > Arriverete ad un certo punto e sentirete come un tuffo al cuore, > una sorta di spavento, di terrore per cotanto di incomprensibile. > Ecco, quello è il punto di partenza per cominciare a comprendere > il Sacro e il suo "mysterium tremendum et fascinans", appunto. Quello che siamo nello spazio, cioè un trascurabilissimo qualcosa, praticamente nulla, lo siamo anche nel tempo. Per un tempo lunghissimo ed immisurabile noi non c'eravamo, e per un tempo altrettanto lunghissimo ed altrettanto immisurabile noi non ci saremo più. La vita è un episodio insignificante, una sporgenza casuale e transitoria rispetto a tutto ciò che è e che può ancora essere; e pensare che non lo sia, pensare di essere eterni o altrimenti di meritare il centro e il culmine del tempo e dello spazio, vuol dire solo dare voce e credibilità al nostro infantilismo, al nostro egocentrismo, e al nostro narcisismo, alla nostra perenne voglia di emozioni, e prendere come argomento valido quella strizza alle palle e al culo che afferra chiunque avanzi le suddette improbabili e fanciullesche pretese, magari con l'abbellimento del latino: mysterium tremendum et fascinans. Gli uomini adulti non hanno strizza alle palle, ma solo le palle; e queste bastano a procurare loro emozioni a sufficienza, e quindi a vivere intensamente e degnamente quella vita che non è né poco né tutto ma che è quella che è. Un credente vuole provare emozioni? vuole sentire davvero qualcosa di tremendo e affascinante, insomma, come dice lui, di "sacro"? Beh, provi lui per esperimento a pensare per solo qualche istante che a questo mondo esiste della gente che di dio ne fa a meno e campa bene lo stesso. Sì sì. Ne fa a meno veramente, nel senso che proprio non si pone nemmeno più il *problema* di dio, che lo avverte solo come un affare per i preti o una provvisoria e ambigua utilità per lo stato, e che per il resto, cioè al netto di certi obblighi e di certe formalità sociali, lo assume personalmente come una cosa frivola, un aggeggio per artistoidi o intellettualoidi, con le loro pose e le loro "emozioni". -- Ciao, Cosimo.