Subject: Re: "Mysterium tremendum" Date: Wed, 05 Nov 2008 07:58:22 GMT From: L Organization: [Infostrada] Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato Cosimo wrote: > Quello che siamo nello spazio, cioè un trascurabilissimo qualcosa, > praticamente nulla, lo siamo anche nel tempo. Per un tempo > lunghissimo ed immisurabile noi non c'eravamo, e per un tempo > altrettanto lunghissimo ed altrettanto immisurabile noi non ci > saremo più. La vita è un episodio insignificante, una sporgenza > casuale e transitoria rispetto a tutto ciò che è e che può ancora > essere; e pensare che non lo sia, pensare di essere eterni o > altrimenti di meritare il centro e il culmine del tempo e dello > spazio, vuol dire solo dare voce e credibilità al nostro > infantilismo, al nostro egocentrismo, e al nostro narcisismo, alla > nostra perenne voglia di emozioni, e prendere come argomento valido > quella strizza alle palle e al culo che afferra chiunque avanzi le > suddette improbabili e fanciullesche pretese, magari con > l'abbellimento del latino: mysterium tremendum et fascinans. > Gli uomini adulti non hanno strizza alle palle, ma solo le palle; e > queste bastano a procurare loro emozioni a sufficienza, e quindi a > vivere intensamente e degnamente quella vita che non è né poco né > tutto ma che è quella che è. Un credente vuole provare emozioni? > vuole sentire davvero qualcosa di tremendo e affascinante, insomma, > come dice lui, di "sacro"? Beh, provi lui per esperimento a pensare > per solo qualche istante che a questo mondo esiste della gente che > di dio ne fa a meno e campa bene lo stesso. Sì sì. Ne fa a meno > veramente, nel senso che proprio non si pone nemmeno più il > *problema* di dio, che lo avverte solo come un affare per i preti o > una provvisoria e ambigua utilità per lo stato, e che per il resto, > cioè al netto di certi obblighi e di certe formalità sociali, lo > assume personalmente come una cosa frivola, un aggeggio per > artistoidi o intellettualoidi, con le loro pose e le loro > "emozioni". > > -- > Ciao, > Cosimo. Riflettevo su un concetto questa notte: "Ora se io non fossi andato al bagno non ricorderei cosa ho sognato". Il concetto era più esteso: «Quanti gradi di realtà vi sono?» «Esistono solo le realtà a noi presenti?» L'essere bambini è proprio piangere perché la mamma è in un'altra stanza e non la possiamo fisicamente vedere. Non si è sviluppata -insomma- (in un bambino) una capacità intellettuale tale da capire che non esiste solo la percezione come campo di elaborazione. La speculazione filosofica sull'idea di Dio, (nell'età adulta, dismesse le paure dell'infanzia) che può anche esser scritto maiuscolo (Dio, anziché dio) se non temiamo la grandezza del concetto che facciamo oggetto di indagine -> è -allora- non banale. Infatti si deve spostare da un ambito pregiudiziale (dare per scontato che Dio sia dio) ad un ambito di esplorazione (ipotizzare che dio possa essere Dio, salvo verifica). Dire che .. cit: > Beh, provi lui per esperimento a pensare > per solo qualche istante che a questo mondo esiste della gente che > di dio ne fa a meno e campa bene lo stesso. Sì sì. Ne fa a meno > veramente, nel senso che proprio non si pone nemmeno più il > *problema* di dio, E' avere rinunciato a dare un senso al vivere che non sia "vivere x morire". Oltre che essere agghiacciante "vivere x morire", poiché non varrebbe solo sul singolo .. ma anche per i figli e i figli dei figli, x tutti, porterebbe a "campare bene lo stesso"? Detto in sincerità .. io penso che chi rinunci a indagare l'ipotesi "Dio" tenda a dissociarsi mentalmente. Dissociazione nel senso del rinunciare -se fosse veramente vero(*)- a essere presente al fatto che sta togliendo una ricerca di "senso" al perché viviamo. (*)(ciò che afferma, ma io ne dubito, anche per coloro che lo affermano) Se io fossi sicuro che domani morirò la mia giornata sarebbe la stessa ... fino a domani? Anche da questa semplice riflessione si capisce che la indagine teleologica è interna alla ricerca filosofica. E' interna in modo serio, perché deve proporre degli argomenti da esaminare e non da eclissare, magari diminuendoli di proporzioni tanto da pensare che possano scomparire perché non si esaminano (io lo rilevo anche solo nella _necessità_ di dover scrivere dio, anziché Dio). Anche solo per il rispetto di coloro che ci credono, per una questione di tolleranza sul pensiero altrui, dimostrando -magari- una reale superiorità intellettuale, Dio andrebbe scritto grande, a prescindere di chi ne infanga l'immagine facendone oggetto di commercio e del blaterare senza riconoscere a tutti la dignità del pensiero. Saluti, L